Terremoto ad Amatrice. Quella di Emanuela Pandolfi, 46 anni, è una delle storie più commoventi che abbiamo ascoltato durante la trasferta nel luoghi colpiti dal terremoto al seguito di Charity in the wolrd di Peschiera Borromeo.

Amatrice

Emanuela viveva ad Amatrice ed è vedova a causa del terremoto. La sera del 23 agosto 2016 aveva salutato il marito, Paolo, e un’amica, prima di andare a casa a dormire. Il consorte era andato dalla madre. Poi nel cuore della notte la tremenda scossa.

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Pescara del Tronto

La notte del sisma

«Sono stata svegliata di soprassalto – ha raccontato – Il letto volava, i vetri si erano rotti. C’era il buio totale. Sono uscita e ho acceso i fari dell’auto per illuminare la strada. C’erano tutte le persone fuori in pigiama. Ho visto una casa di cui era rimasto solo il tetto. Il resto non c’era più. Poi andando in giro ho incrociato il postino che cercava i suoi nipoti. Erano vivi. Ma ne aveva anche un altro in un’altra parte del paese: andando in giro è stato il primo cadavere che ho visto portare via. Aveva 4 anni».

Un paese che non c’è più

Il racconto di quella notte è angosciante. Emanuela girava per andare a casa della suocera. «C’era il caos più totale – ha continuato – Ho incontrato un conoscente, Fabrizio, con la carriola che in lacrime si lamentava del fatto che non si sarebbe mai aspettato che avrebbe dovuto usarla per portare via i morti». Poi è arrivata al palazzo. Su 14 inquilini c’erano solo due sopravvissute. Anche l’amica, Rosella, che aveva salutato la sera prima dicendo il classico «Ci vediamo domani», aveva fatto la stessa fine. L’istituto alberghiero dove lavorava era stato raso al suolo. Si era svegliata nel cuore della notte e non aveva più il marito, gli amici, il lavoro. Il paese dove abitava ed era cresciuta non c’era più.

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Il dopo sisma

«Verso le 14.30 sono andata a Roma, dove vivono i miei – ha proseguito – Nei giorni seguenti sono andata in depressione. Avevo smesso di mangiare, non dormivo. Ho dovuto sottopormi a sedute di psicoterapia per iniziare a riprendermi. Poi sono tornata ad Amatrice. La mia abitazione era inagibile e sono stata ospite della seconda casa di una famiglia. In tenda infatti, non accettavano il mio cane e ho dovuto cercare un’alternativa. Dovevo occuparmi delle faccende burocratiche. Un vero calvario. Ero in quella casa il 26 e il 30 ottobre quando ci sono state la seconda e la terza scossa».

La quarta scossa

Ed era sempre lì, ma in una roulotte parcheggiata accanto, il 18 gennaio, quando la quarta colpì con il paese immerso nella neve. «Avevo paura che si ribaltasse – ha continuato – . Sono uscita. Ho visto 6 o 7 poliziotti lontano. Gridavo aiuto, ma non mi sentivano». Alla fine è stata soccorsa e portata nel campo gestito dalla Polizia Locale di Milano. La mattina seguente è tornata a Roma. «Ero sull’orlo del suicidio – ha concluso – Poi ho trovato un locale di 25 metri quadrati e vado a fare le pulizie da privati 3 volte la settimana».

Un progetto per ricominciare

Il suo progetto è però aprire una lavanderia a gettoni. «Mi permetterebbe di garantirmi un reddito, ma anche il tempo di occuparmi di tutta la burocrazia – ha concluso – Ne ho provate diverse di possibilità. Quello della lavanderia è l’ultimo tentativo che faccio. Non è facile ricostruirsi una vita da zero».