Il maresciallo aiutante Raimondo Manelli. fino ad aprile capo del Nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri della compagnia di Cassano d’Adda, è stato condannato in primo grado a 12 anni e al risarcimento di 12.500 euro al Ministero della Difesa.

Il maresciallo condannato aveva chiesto il rito abbreviato

La sentenza di primo grado è arrivata ieri, mercoledì, verso mezzogiorno, in Tribunale a Milano. La scorsa settimana il sostituto procuratore Gianfranco Gallo aveva chiesto per lui una condanna a 14 di reclusione. Una richiesta pesante, se si pensa che il militare (al momento sospeso dall’Arma) ha scelto, tramite il suo legale, l’avvocato Emilio Gueli di essere giudicato con rito abbreviato. E in questi casi la condanna comporta in automatico la riduzione di un terzo della pena. Invece, così non è stato visto perché il giudice gli ha dato 12 anni, e gli ha intimato di pagare un risarcimento di 12.500 euro al Ministero della Difesa.

La sua vicenda

Manelli era stato arrestato nell’aprile scorso (LEGGI QUI) dai colleghi del Nucleo investigativo di Monza, con l’aiuto dei carabinieri di Cassano d’Adda assieme a tre presunti pusher (un italiano e due nordafricani). Secondo le accuse avrebbe “girato” loro della cocaina che in precedenza era stata sequestrata e destinata alla distruzione. Ma sono diversi i capi d’imputazione contestati al militare, riferiti al periodo in cui prestava servizio a Cassano. Detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, almeno otto casi di peculato, appropriazione della droga sequestrata (corpo di reato e quindi di proprietà dello Stato), falso in atto pubblico (verbali utilizzati per certificare la presunta distruzione degli stupefacenti, che invece non è stata fatta) e due episodi di presunta corruzione. In pratica, in cambio della cocaina, il maresciallo avrebbe ricevuto dagli spacciatori delle “utilità”, sotto forma di piccoli regali.

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Il suo avvocato farà ricorso

L’avvocato Gueli ha preannunciato sin da ora che per il suo assistito presenterà ricorso in appello.