Manca il personale, così il’Amministrazione si è vista costretta a prendere una decisione che ha del clamoroso: “cedere” la biblioteca. O meglio, trovare un ente esterno che se ne faccia carico. Tutta colpa dello Stato che non consente nuove assunzioni.

Biblioteca senza personale

Tutto nasce dalla mancanza di personale comunale che affligge Pessano con Bornago. Su una pianta stabile di 44 dipendenti, infatti, sono solo 26 quelli effettivamente a disposizione per i vari servizi. Troppo pochi per far fronte all’attività della macchina amministrativa. Una situazione che fa disperare il sindaco Alberto Villa e che lo sta costringendo a prendere decisioni “forti”. Un esempio è la questione biblioteca. “Al momento abbiamo un solo dipendente in servizio per la biblioteca, affiancato da una ragazza del servizio civile – ha spiegato Villa – Se si ammalo o va in ferie sono costretto a chiudere la biblioteca, creando un disservizio a tutta la cittadinanza”.

Servizio esterno uguale servizio migliore

La scelta di dare in appalto la biblioteca, dunque, è proprio in ottica di migliorare la qualità del servizio erogato. Infatti avere un’associazione o una cooperativa incaricata di gestire la biblioteca, permetterebbe non solo di sopperire alla carenza di personale in biblioteca, ma anche di “liberare” un dipendente da riportare in Municipio con nuove mansioni. Un piano che al momento è solo in fase di studio e che, eventualmente, potrebbe essere applicato solo nella seconda metà dell’anno. Quella che è attuale è la rabbia nei confronti dello Stato e delle sue restrizioni ritenute assurde.

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Colpa dello Stato

“Spendiamo solo il 17% della spesa corrente per il personale, una cifra ben al di sotto della media italiana che è al 35% – ha continuato Villa – Veniamo trattati come quei Comuni non virtuosi che fanno lievitare le spese correnti. Ventisei dipendenti per 9mila abitanti sono davvero pochi, eppure non abbiamo margini per nuove assunzioni. Con il 2018 procederemo alla messa in organico di due nuove vigili, ma non è certo sufficiente. Dare in gestione i servizi è l’unica carta che ci rimane, ma è ovvio che è una condizione obbligata per via della gestione ingiusta dello Stato delle pubbliche amministrazioni virtuose come la nostra”.