Manovra Governo Iva: la formazione politica mette in guardia il nuovo Ministro dell’Economia Giovanni Tria che avrebbe palesato un eventuale aumento dell’imposta fra qualche mese. Scenario al quale il movimento guarda con preoccupazione, come conferma di una “inaccettabile trascuratezza” riguardo alla famiglia, manifestando perplessità sul nuovo esecutivo gialloverde guidato da Giuseppe Conte.

Manovra Governo Iva: stop

La critica converge soprattutto sul ministro dell’economia Giovanni Tria che, a detta del responsabile del Fronte della Famiglia, avrebbe palesato un eventuale aumento dell’Iva fra qualche mese.

“Non si cercano soldi per neutralizzare le clausole di salvaguardia e contestualmente si realizzano i programmi di Lega e 5 stelle che puntano all’aumento delle tasse indirette e locali e diminuire quelle dirette e nazionali. L’Iva è una tassa che colpisce tutti i consumatori, quindi, tutte le famiglie. Questa manovra ci porterà nel 2019 a una forte recessione, con una contrazione dei consumi con inevitabile perdita di migliaia di posti lavoro e innumerevoli chiusure di piccoli esercizi commerciali”.

Così il fondatore e leader della forza centrista Claudio Vivona. “il rilancio delle famiglie a partire dai soggetti più deboli. Il sostegno alle famiglie non deve essere un semplice welfare ma un investimento per una svolta economica sociale”, evidenzia il segretario del FNF.

Il programma del movimento: priorità

Il movimento, con un programma ad ampio raggio che va dall’ambiente fino alle politiche europee, pone come priorità l’introduzione del bonus bebè mensile pari a 500 euro, un contributo per le casalinghe – da sempre dimenticate – l’azzeramento dell’Iva sui prodotti per l’infanzia e sui beni di prima necessità come pane, pasta, riso, latte. Occhio inoltre alla scuola e “forte lotta alla corruzione”, conclude Vivona certo che il carattere trasversale del FNF darà alla politica risposte completamente nuove e alternative a una deriva populista.

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Il manifesto del FNF, più in generale

Nel nostro Paese le politiche mirate a sostenere la famiglia non sono mai state in grado di lasciare davvero il segno. L’inadeguatezza della classe dirigente, interessi sovrapposti, perdita di punti di riferimento hanno di fatto impedito gravemente di riconoscere la famiglia come cardine sociale da identificare come risorsa per il nostro futuro.

E’ singolare che non ci sia dunque una politica familiare riconoscibile, degna di nota e ancora più incredibile è che le istituzioni, i partiti non siano mai stati all’altezza di adottare politiche incisive con chiari obiettivi capaci di aiutare le necessità dei gruppi familiari.

In sostanza l’Italia, rispetto ad altri Paesi europei, si ritrova ad essere il fanalino di coda in termini di diritti. Non abbiamo un piano nazionale strategico a sostegno delle politiche familiari e finora si è assistito a una serie di interventi scarsamente rilevanti e di breve durata pilotati a risolvere alcuni problemi senza invece considerare una visione a tutto campo capace di focalizzare il ruolo centrale che la famiglia riveste nella quotidianità.