Associazioni sfrattate dal Comune di Sesto San Giovanni: il Pd vuole vederci chiaro. E vuole “far emergere la verità dei fatti”. Anche acquisendo tutta la documentazione necessaria. Lo hanno sottolineato il segretario dem Nicola Lombardo e il capogruppo in Consiglio comunale (ed ex assessore) Roberta Perego. Tra le associazioni sfrattate ci sono (per ora) Ventimila Leghe, Lucrezia Marinelli e Le Malandre. Altre lettere di sfratto, infatti, potrebbero essere notificate a giorni ad altri sodalizi.

Punite le associazioni “non amiche”

“L’Amministrazione sostiene che le associazioni occupino tali locali a contratto non più rinnovabile, e che paghino un canone di locazione non adeguato (adeguato a cosa? verrebbe da chiedere poi) così come già proclamato da subito dopo le elezioni sui media e sui social da sodali dell’attuale maggioranza – hanno sottolineato i due democratici – Dall’altra parte intendiamo verificare se tale iniziativa, come fortemente temiamo, è volta a danneggiare specifiche realtà che storicamente fanno della nostra città un esempio di impegno associativo al servizio della comunità, forse perché considerate non del tutto affini, se non addirittura incompatibili, nei loro valori e nell’alto impegno civico di cui sono protagoniste, ai valori – o meglio ai disvalori – che sono stati eretti a fondamento dei primi atti, tutt’altro che amministrativi, dei primi 100 giorni e oltre della Giunta Di Stefano”.

“Mancanza di confronto con le associazioni sfrattate”

“Denunciamo la mancanza di una comunicazione e di un confronto dell’Amministrazione con questa parte di mondo associativo sestese”, hanno aggiunto Lombardo e Perego, che hanno sottolineato come la Giunta di Centrodestra, con le lettere di sfratto, abbia messo in moto una politica del “panico”. “Questa è un’Amministrazione che, mentre convoca con gli Stati generali tutto il mondo associativo sestese con proclami di grande collaborazione sussidiaria, ha già firmato unilateralmente e in gran segreto molti e chissà ancora quanti non ancora notificati sfratti per i protagonisti degli Stati generali stessi. Il tutto senza la cura e la preoccupazione, come dovere del buon amministratore, di trovare insieme, preventivamente con ciascuno di loro, soluzioni e misure alternative o più semplicemente condivise. Come per altri provvedimenti anche per questi la ragione della politica di parte ha di nuovo il sopravvento sul dovere ineludibile di tenere insieme una comunità”.