Balbuzie e bullismo, una è tra le cause dell’altro. A confermarlo sono le ricerche, secondo cui gli studenti che balbettano sono più frequentemente bullizzati rispetto ai compagni normofluenti. Si parla spesso di casi eclatanti, dai clamori di cronaca, ma la vita di un bambino o di un ragazzo che balbetta di fronte a chi lo prende in giro e lo etichetta come fosse un diverso, è spesso quotidianità.

Balbuzie e bullismo, serve sensibilizzazione

Per questo, in occasione del Convegno WakeApp V: DSA, balbuzie e bullismo, tenutosi presso l’Istituto Gonzaga di Milano lo scorso 26 febbraio, Pepita Onlus e Vivavoce Institute hanno lanciato la campagna di sensibilizzazione #liberalavoce, realizzata in collaborazione con Dajko Comunicazione. L’idea nasce dal constatare come spesso le diversità, più o meno evidenti, scatenino nei bambini curiosità che, se non vengono spiegate dagli adulti, possono trasformarsi in occasioni di prevaricazione.

Chi balbetta spesso rinuncia

A scuola e fuori casa, un bambino che balbetta è più fragile, ha una bassa autostima e prova frustrazione legata soprattutto alla percezione che ha di sé. Sa di non essere un interlocutore efficace, di non essere in grado di esprimere tutto il suo potenziale, di faticare a tenere testa ai suoi coetanei. Per questo spesso tende a ritrarsi da un punto di vista socio-relazionale: il bambino che balbetta spesso si tira indietro, rinuncia, non è protagonista attivo della scena. Talvolta si auto-esclude, altre volte viene emarginato dagli altri.

I balbuzienti attirano l’attenzione dei bulli

Come fatica palese, evidente, la balbuzie è spesso associata, oltre alla ripetizione di suoni, anche a spasmi facciali o movimenti involontari, che creano situazioni di disagio e motivo di scherno. La balbuzie è un fattore così limitante che spesso chi balbetta arriva con il tempo a identificarsi con essa. Questa idea spesso emerge in modo prepotente in età adulta, ma è nell’infanzia che si innesta e cresce. Le ricerche confermano che le carenze nelle abilità sociali dei bambini balbuzienti, dovute a difficoltà nel comunicare, attirano più facilmente l’attenzione dei bulli. I bambini con disturbi specifici del linguaggio sono tre volte più a rischio di bullismo, rispetto ai pari. Lo squilibrio di potere tra la vittima e il bullo non solo è evidente, ma addirittura amplificato dalle fragilità del bambino che balbetta e dal fatto che una eventuale reazione o risposta non farebbe altro che incrementare la derisione.

Leggi anche:  Traslochi: quali fattori incidono sul prezzo e chi scegliere a Milano

L’identikit del “bullo”

«Il bullo», ha commentato Ivano Zoppi, presidente di Pepita Onlus e responsabile operativo del CO.NA.CY. (Coordinamento Nazionale del Cyberbullismo) «è un ragazzino di per sé arrabbiato che per non esporre la propria debolezza reagisce con aggressività per mettere una distanza con l’altro e dimostrasti subito più forte. Quando trova la vittima che meglio identifica lo stereotipo di fragilità, attacca. Il bullismo può manifestarsi fisicamente quando sfocia in un atto di violenza fisica. Oppure può nutrirsi di una violenza psicologica più sottile che isola, con il compiacimento dei compagni da cui riesce a farsi seguire, la sua vittima. In questo secondo caso si tratta di una forma di bullismo verbale che mina fortemente l’autostima della vittima con insulti e derisioni costanti e ripetute per metterlo in ridicolo».

“Libera La Voce. Anche TU”

La campagna Libera la Voce. Anche TU vuole anche sensibilizzare genitori, insegnanti, educatori e ragazzi, sulla balbuzie come fatica. Una fatica che conta, numericamente – in Italia interessa circa 1 milione di persone, di cui 150.000 under 18 – ma soprattutto socialmente. Difficile parlarne per chi ne soffre. E per smettere di deridere senza comprendere è allora necessario creare una cultura dell’accoglienza e dell’ascolto. La comunità, la famiglia prima, la scuola poi, ha bisogno di essere educata all’ascolto attivo. E all’attenzione paziente, che non giudica e porge la mano in un tempo adeguato. Abbiamo tutti da imparare da questo video. Non solo i bambini. Non solo i ragazzi. L’autostima va coltivata e nei minori dipende da noi adulti. Per una volta, rendiamo virale qualcosa che fa bene a tutti. Uniamo le forze e… condividiamo!