Il giornalista della Gazzetta dello Sport si è spento il 31 dicembre in ospedale dopo 15 giorni di agonia

L’ultimo saluto a Daniele nella sua Sesto

Abitava a Vimercate Daniele Redaelli, ma era orginario di Sesto San Giovanni, una città che non ha mia dimenticato e in cui ha voluto essere seppellito. I suoi funerali si sono celebrati oggi nell’affollatissima chiesa di Santo Stefano. Amici, parenti e soprattutto colleghi della carta stampata e della tv, ma anche personaggi dello sport, si sono stretti attorno alla famiglia di Daniele, al fratello Eugenio, alla moglie e ai figli Valeria e Andrea.

Nell’elogio funebre don Alessio Albertini, assistente nazionale del Centro Sportivo Italiano, ha ricordato la sua profonda umanità e generosità. “Qualità che dimostrava con tutti, ma anche nel suo lavoro, scegliendo di scrivere delle periferie, non solo geografiche ma anche esistenziali. Era stato infatti ad Haiti, in Afghanistan, a Scampia, negli oratori e nelle piccole associazioni”.

 

Sulla bara la maglia dell’Inter, la sua squadra preferita, per cui si scaldava sempre quando guardava le partite, tutti ricordano i suoi “Dai, dai dai”. E hanno fatto il tifo fino all’ultimo amici e colleghi, speravano che Daniele, 65 anni, vincesse la sua lotta: 15 giorni di agonia, ma il suo cuore non ce l’ha fatta.

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La malattia

Non tutti sapevano, infatti, che Daniele era malato da tempo. Giorgio Oldrini, ex sindaco di Sesto, giornalista e amico di Daniele, si sorprende ancora a pensare alle sue condizioni. “Non lo dava a vedere, era una persona con una vitalità straordinaria”. Ed invece, il tumore che lo affliggeva ha preso il sopravvento proprio durante le feste natalizie. Al suo capezzale all’ospedale di Vimercate negli ultimi 15 giorni sono accorsi tutti, anche il direttore della Gazzetta dello Sport Andrea Monti: “E’ lui che rassicurava me, diceva: “vedrai che ce la faccio, è tutto a posto”. Abbiamo sperato tutti fino alla fine. E’ una grave perdita per noi e per il giornale, oggi uscirà il suo ultimo articolo”.

L’elogio funebre di un collega e del fratello Eugenio

La passione per il giornalismo

Era entrato alla Gazzetta nel 1971 come correttore di bozze ed era arrivato fino a caporedattore e poi segretario di redazione. Una carriera sbalorditiva.
Ha scritto di vari sport, preferendo boxe, alpinismo, sci nautico e quelle specialità che vengono alla ribalta ogni quattro anni per le Olimpiadi. Così come amava la bicicletta, praticata e tifata. In Gazzetta era amato da tutti per la sua disponibilità e gentilezza. Era proverbiale il suo ottimismo, come le sue sfuriate.