Condannata Ryanair. Vittoria storica e simbolica, ma anche dagli effetti pratici immediati, dei sindacati contro la compagnia low cost irlandese. Il  Tribunale di Bergamo, in composizione monocratica nel Giudice del lavoro Monica Bertoncini, ha dichiarato discriminatorio il comportamento tenuto da Ryanair. L’azienda aveva impedito ai dipendenti, attraverso una clausola contenuta nel loro contratto di lavoro, di stabilire contatti con i sindacati, pena il licenziamento.

Condannata Ryanair, risarcimento da 50mila euro

Ryanair dovrà pagare la somma di 50mila euro alla FILT-CGIL di Bergamo a titolo di risarcimento del danno, essendo stato il sindacato riconosciuto come parte lesa per non aver, in tutti questi anni, potuto svolgere il proprio lavoro di tutela. Il Tribunale di Bergamo ordina a Ryanair anche di procedere alla pubblicazione, a sue spese, di un estratto del provvedimento su “Il Corriere della Sera” e “Il Sole 24 ore”.

Il ricorso di Filt-Cgil

L’azione legale era partita lo scorso 13 ottobre.  La FILT-CGIL di Bergamo aveva presentato ricorso per accertare il carattere discriminatorio della clausola inserita nel contratto individuale di lavoro dei dipendenti e del personale. La clausola, definita “estinzione del contratto” prevedeva che  “Se Ryanair o le società di mediazione di lavoro saranno obbligate a riconoscere qualunque sindacato del personale di cabina o se vi sarà qualunque azione collettiva di qualsiasi tipo, in questo caso il contratto dovrà intendersi annullato e inefficace e qualunque incremento retributivo o indennitario (allowance) o cambio di turno concessi sotto la vigenza del presente contratto sarà ritirato”.

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Ryanair e sindacati “All’inferno comincia a fare freddo”

“Siamo davvero soddisfatti perché la sentenza riconosce le nostre ragioni in maniera piena e netta” ha detto oggi pomeriggio Marco Sala, segretario generale della FILT-CGIL di Bergamo. “Vengono meno il tema della giurisdizione e quello del riconoscimento della titolarità del sindacato italiano. Ryanair sosteneva che ai rapporti di lavoro del proprio personale fosse applicabile la legge irlandese. La compagnia, poi, negava che presso l’aeroporto di Orio al Serio fosse ravvisabile una stabile organizzazione della propria azienda: un paradosso se pensiamo che il 90% dei voli in partenza e in arrivo nello scalo orobico sono di O’Leary. Vogliamo ribadire che noi non siamo contro il low cost, ma contro un modello, come quello Ryanair, che è inconciliabile con i diritti dei lavoratori. O’Leary disse che sarebbe ‘ghiacciato l’inferno prima che i sindacati potessero entrare in Ryanair’: bene, malgrado la primavera sia arrivata, all’inferno comincia a fare freddo”.

Soddisfazione per Cgil

“E’ estremamente positivo il fatto che si riconosca la necessità di regolamentare un settore in cui il rapporto di lavoro è gestito individualmente tra lavoratore e datore di lavoro” ha aggiunto Gianni Peracchi, segretario generale della CGIL di Bergamo. “Ugualmente positivo è il fatto che una compagnia estera che opera qui debba misurarsi con le regole che esistono in Italia, generalmente più tutelanti per i lavoratori. L’intermediazione è e resta un elemento importante per le strategie generali dell’azienda come per  la difesa dei lavoratori”.