I fatti contestati risalgono al 2017 e si riferiscono allo sfruttamento della manodopera di operai pakistani.

Sfruttamento in una coop inzaghese

Pesanti accuse nei confronti di una cooperativa di Inzago. I reati contestati sono tentata estorsione, estorsione e sfruttamento della manodopera di operai pakistani. I fatti risalgono al 2017 e coinvolgono il Consorzio italian service (imballaggio e confezionamento conto terzi) e la consorziata Cgl Soc. Coop, con sede a Inzago. Nell’inchiesta, condotta dal pm Nicola Preteroti sono finiti il presidente del consorzio, F.P., 62 anni, di Capaci, il suo stretto collaboratore, S.P., 51enne di Salerno, residenti nel Milanese, e l’amministratore di diritto della Clg. Soc. Coop G.T., 37 anni, originario di Carini e residente a Treviglio.

Chiesto il rinvio a giudizio

Per loro è stato chiesto il rinvio a giudizio. La vertenza era stata avviata dal sindacato Slai Cobas di Bergamo, poi era stato presentato un esposto all’agenzia territoriale del lavoro. Viene contestata la tentata estorsione perché, secondo l’accusa, i tre avrebbero fatto pressioni sui nove lavoratori stranieri per fargli sottoscrivere i verbali di conciliazione attraverso minacce e con la prospettiva di non essere riassunti l’anno successivo dalla consorziata Clg. Soc. Coop nella quale figuravano come subordinati e non soci lavoratori.

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I lavoratori erano stati allontanati

I  lavoratori, alla fine, erano stati allontanati senza consentir loro di proseguire l’attività e senza essere riassunti alla scadenza del contratto. Il reato di estorsione è stato contestato perché i vertici della cooperativa avevano costretto sei dipendenti a firmare il verbale di conciliazione in sede sindacale. A fronte della corresponsione di 300 euro dovevano rinunciare a rivendicare la corretta applicazione del contratto di lavoro,  gli straordinari svolti,  la corretta inquadratura professionale, i crediti retributivi vantati e anche  la liquidazione Tfr maturata. Secondo l’accusa c’è stato anche sfruttamento perché i dipendenti venivano impiegati in mansioni superiori rispetto a quelle per cui erano stati assunti, senza effettuare turni di riposo settimanali (se non raramente), lavorando anche 12 ore al giorno invece delle 8 previste (e non tutte venivano retribuite) senza beneficiare di pause.

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