Dal 9 febbraio al 24 maggio una serie di eventi sul tema delle migrazioni.

Migrazioni, se ne parla a Segrate

Una serie di eventi per affrontare l’attuale tema delle migrazioni. A Segrate torna per il secondo anno la rassegna culturale realizzata in collaborazione con l’Associazione di promozione sociale D come Donna. Dal 9 febbraio al 24 maggio, al Centro Verdi di via XXV Aprile, in programma, mostre, incontri, presentazioni di libri, spettacoli, testimonianze di Ong come Cesvi ed Emergency su un tema di bruciante attualità. Spunti di riflessione per tutte le età per continuare a capire di più, per avere un’opinione motivata su quella che è una vera e propria emergenza umanitaria e provare ad affrontarla agendo in maniera consapevole e intelligente.

Arrivate duecentomila persone all’anno

Nell’ultimo decennio sono arrivate in Europa dall’Africa circa duecentomila persone l’anno, molte fuggite da fame e da guerra, da un futuro profondamente instabile, e sono probabilmente destinate ad aumentare se le condizioni di vita nei loro Paesi non miglioreranno. Su una popolazione di 1,3 miliardi, secondo le stime destinata a raddoppiare in un trentennio, solo pochi ora hanno i mezzi per migrare, molti appartenenti alla “classe media”, che conta oggi 150 milioni di individui ma è destinata a crescere.

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Il sindaco punta all’inclusione

“In tutto ciò la parola integrazione, o inclusione, è da qualche tempo sparita o quasi dal vocabolario politico, soffocata dall’urgenza di sicurezza e dalle mille paure, nel medio periodo poco o nulla giustificate, di fronte all’arrivo di stranieri, soprattutto oggi africani – ha commentato il sindaco Paolo Micheli – Come se non fosse il successo dell’integrazione, ossia la reciproca capacità di ascolto e condivisione della propria cultura e quindi la comprensione delle leggi dello stato che ospita, a garantire la stabilità della società e di un Paese. Come se non fosse questa educazione alla cittadinanza (di chi stiamo ospitando ma anche di noi italiani) l’argomento su cui puntare maggiormente forze ed economie a livello di politica interna. A livello di politica estera, invece, se si può pensare di regolamentare e ridurre gli arrivi, gli sbarchi, non si possono calpestare i diritti umani, per un fatto di umanità come pure per legge”.

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