Lo scorso anno le pizze sfornate in tre giorni furono 17.642. Un successo incredibile per la prima edizione della Napoli Pizza Fest, in Piazza Libertà a Ponte San Pietro (Bergamo), che neppure gli organizzatori della manifestazione, cioè i titolari di Donna Regina (verace pizzeria e cucina napoletana di Bergamo, in via Campagnola 5), si aspettavano. Quest’anno si replica, pronti a fronteggiare l’invasione dei buongustai del purismo partenopeo – si sfornano solo Margherita e Marinara  – in cinque giorni e non tre, da sabato 21 a mercoledì 25 luglio, da mezzogiorno a mezzanotte. E poi concerti tutte le sere, stand espositivi, degustazioni di birra artigianale e non solo, laboratori didattici per impastare e stendere la pizza, area gonfiabili. C’è addirittura un concorso di bellezza: si elegge, naturalmente, Miss Margherita.

Più forni, pizzaioli e casse

Le forze in campo, come anticipato, sono potenziate: «I forni quest’anno sono sei invece che quattro – spiega Giuseppe Buonaguro, anima della manifestazione – e i pizzaioli sono passati da 10 a 14. Le casse, l’anno scorso andate in affanno, sono 6 e non più solo 2. Duemila i posti a sedere. Il Comune ci ha concesso una sala limitrofa alla location, dove monteremo diverse celle frigorifero per allocare circa ventimila panetti per pizza, preparati nei giorni antecedenti».

Novità: la prevendita

Inoltre, grande novità, c’è la prevendita, sia digitale, online, sul sito www.napolipizzafest.it, che «analogica», nei seguenti esercizi commerciali di Ponte San Pietro: Lavasecco ecologico; Museum; Mattia abbigliamento; Mail Boxes Etc.; La Bottega delle cialde; Gran Caffè; Sorelle Chiesa ferramenta casalinghi; Bar Stadio; New Bar; L’Angolo del Benessere; IU abbigliamento; Bar Cub; Pasticceria Giove. A disposizione i biglietti validi per un menù  (pizza più bibita più caffè, oppure gelato per i bambini) a 10 euro. «La cosa divertente che stiamo scoprendo in prevendita – sorride Buonaguro – è che per la nostra festa arriva gente da Cremona, da Lodi da Pavia. L’evento ha già acquisito una notorietà che va oltre la Bergamasca, praticamente regionale. Del resto è l’unico del genere che si fa in Lombardia: e pensare che durante l’anno il tempo che abbiamo per lavorare alla preparazione della manifestazione non è molto. Potremmo arrivare a livelli esagerati».

Pizzaioli «veraci»

AI forni a legna, firmati Magliano e arrivati direttamente da Napoli, pizzaioli «veraci» come i prodotti che sfornano. Li ha coinvolti Maurizio Liccardi, di Donna Regina e Reginella (che aprirà all’interno del Centro La Proposta di Ponte San Pietro, preso in gestione da Buonaguro e soci), e sono rigorosamente partenopei. Alcuni di loro lavorano in quotati ristoranti italiani all’estero – Olanda e Inghilterra – o in altre regioni della Penisola, come Piemonte e Veneto. Liccardi ha 27 anni ma una lunga carriera alle spalle iniziata in una delle sei pizzerie storiche di Napoli che hanno superato i cento anni di attività, la «Lombardi». Insomma, una garanzia.

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«Cornicione» alto

C’è un messaggio insito nella nascita e riproposizione della Napoli Pizza Fest. Un messaggio che Bergamo, anzi l’intera Lombardia (visto il richiamo che ha ormai incarnato la kermesse), ha recepito più che bene. «Vogliamo divulgare conoscenza e diffusione della Verace Pizza Napoletana – precisa Giuseppe Buonaguro, anima della manifestazione e della pizzeria Donna Regina, insieme a Olga Maggioni di Mediaconcept – perché sul territorio ci sono una marea di pizzerie, ma molte sono pseudo napoletane, nel senso che danno un prodotto “bergamizzato”. C’è un protocollo preciso per l’impasto, le famose 72 ore a freddo. Si fanno due lievitazioni: l’impasto viene impallinato, cioè si ricava il panetto; in seguito bisogna rimpastarlo, poi rifare il panetto. L’idratazione è al 70 per cento, una caratteristica che rende la pasta molto digeribile e morbidissima. Usiamo farine di tipo 1 rigorosamente provenienti dagli storici Molini Caputo. È come una donna, dicono molti pizzaioli: serve delicatezza e cura. L’impasto rischia di rompersi, altrimenti: i pizzaioli acrobatici, infatti, usano impasti durissimi, che hanno poco da spartire con la pizza napoletana».Buonaguro, va da sé, non vede di buon occhio le tante amenità da nouvelle cuisine chiamate «pizza»: secondo lui basta la pasta giusta, un cucchiaio di pomodoro, una bella spruzzata di Fior di Latte di Agerola, una foglia di basilico e il capolavoro è fatto. Eccellente ed economico. Massimo risultato, minima spesa. Scordatevi impasti integrali e alla farina di Kamut. E scordatevi pure la mozzarella di bufala. I pomodori ci sono, dell’Agro Nocerino sarnese però. Semplici chicche che quotidianamente verranno messe all’interno del classico cornicione alto. Il basilico, invece, sarà quello bergamasco, «Ma buonissimo, vedrete», garantisce Buonaguro.