Bancarotta fraudolenta e altri capi d’imputazione. Nei guai (grossi) un imprenditore del Milanese, “grazie” al suo commercialista romano.

Bancarotta fraudolenta e non solo

I finanzieri del Gruppo Milano hanno eseguito 2 ordinanze di custodia cautelare (di cui una in carcere ed una agli arresti domiciliari), emesse dal Tribunale di Milano nei confronti di un professionista romano e di un imprenditore lombardo, responsabili dei reati di bancarotta fraudolenta, indebita compensazione e autoriciclaggio, emersi nel prosieguo delle investigazioni relative al procedimento penale 10990/16, instaurato presso la Procura meneghina.

Bye bye IVA

Si tratta dell’epilogo di complesse investigazioni avviate nel febbraio 2016 che, nella prima fase avevano già condotto all’esecuzione, in data 17.10.2017, di cinque misure cautelari personali per associazione a delinquere finalizzata ai reati di bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e omesso versamento dell’I.V.A.. In particolare, i successivi accertamenti hanno fatto emergere un aggravamento del dissesto di una delle società fallite, risultata debitrice verso l’Erario per circa 9 milioni di euro, integralmente e indebitamente compensati tramite l’impiego di fittizi crediti d’imposta.

L’escamotage “romano”

Il professionista romano, ideatore del sistema fraudolento e destinatario della misura cautelare in carcere, ha ricevuto, come prezzo della prestazione illecita l’accredito, sul conto corrente del proprio studio di consulente del lavoro, di bonifici ordinati dal conto aziendale della fallita, per un importo complessivo di 375.000,00 euro, di cui una parte, per circa 137 mila euro, impiegata in un investimento finanziario consistente nell’acquisto di titoli californiani “first american”, in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa, rendendosi così responsabile del reato di autoriciclaggio, aggravato ai sensi del comma 5 dell’art. 648-ter1 c.p., avendo commesso il fatto nell’esercizio della sua attività professionale.

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La Lamborghini Huracan sequestrata

Il modello di evasione, ideato dal professionista, è stato successivamente proposto ad una molteplicità di imprese (oltre 20) con sede a Napoli, Roma, Prato e Treviso che hanno solo formalmente compensato la propria posizione debitoria nei confronti del Fisco, per circa 40 milioni di euro, utilizzando crediti di imposta assolutamente inesistenti. I militari hanno pertanto eseguito, parallelamente alle misure personali, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, dei saldi attivi di oltre 100 conti correnti, 21 immobili ad uso abitativo, 10 terreni agricoli e 5 autovetture di lusso, tra cui una Lamborghini Huracan ed una Mercedes classe G63. Durante le concomitanti perquisizioni domiciliari e locali è stata, altresì, rinvenuta e sottoposta a sequestro una collezione di 18 orologi di lusso di marca Rolex, Patek Philippe e Audermas Piguet per un valore di oltre 400 mila euro.