Il Ministero ha certificato l’uscita dalla crisi finanziaria.

Crisi finanziaria, salvo il Comune

E’ ufficiale, ormai il Comune di Segrate si è ripreso e non è più in piena crisi finanziaria. A certificarlo è stato proprio il Ministero dell’economia e delle finanze (Mef). Un dirigente dei Servizi ispettivi, infatti, dal 12 aprile al 3 maggio ha condotto una verifica amministrativo-contabile sul Comune. Ad agosto l’Ispettorato generale di Finanza ha trasmesso la relazione al sindaco Paolo Micheli, alla Procura regionale della Corte dei conti, alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti, al Ministero dell’Interno e al Collegio dei revisori dei conti. Il documento è pubblicato nell’apposita sezione del sito comunale.

Le analisi

Il controllo ha avuto per oggetto principale i bilanci e l’indebitamento dell’ente nel periodo tra il 2012 e il 2018. Sono stati esaminati inoltre i rapporti con le società partecipate, la spesa per il personale e per gli organi, e la spesa per incarichi e affidamenti. Numerosi i rilievi, sintetizzati poi in 17 punti, rispetto ai quali il Comune dovrà fornire entro 120 giorni una dettagliata relazione sui provvedimenti adottati. La relazione esamina le ragioni che hanno portato all’adozione del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale, evidenziando irregolarità e carenze tra il 2012 e il 2015.

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Soddisfatto il sindaco

Il primo cittadino Micheli non ha certo mascherato il sollievo provato. “Sono orgoglioso e soddisfatto dell’indispensabile lavoro di risanamento dei conti che ha evitato il dissesto e ridato speranza nel futuro – ha detto – Un organo ufficiale del Governo certifica ciò che abbiamo sempre sostenuto: che i bilanci passati fossero gonfiati e manipolati in modo che apparissero sani, che le entrate non fossero sufficienti per coprire le spese, che la mossa elettoralistica di abolizione della Tasi nel 2015 sia stata irresponsabile. E inoltre che i soldi dei contribuenti oltre a essere dilapidati dall’ex sindaco in lauti pranzi, cene e biglietti aerei pagati al suo staff, servissero anche per strapagare 150mila euro all’anno in modo poco trasparente un direttore centrale e a promuovere al ruolo dirigenziale, con stipendi quadruplicati, funzionari oltre il numero consentito dalle norme”.

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