Negli anni Settanta aveva ucciso tre carabinieri della Stazione di Melzo. E il 19 novembre, in permesso premio, ha aggredito un anziano al San Raffaele. Chiesto il processo con rito immediato per Antonio Cianci.

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Il racconto: “Così prendemmo Cianci”

Ergastolano in permesso aggredisce anziano

Secondo il pm di Milano Nicola Rossato, che si è occupato delle indagini, Cianci si sarebbe “approfittato con freddezza del permesso premio che gli era stato concesso dalla Sorveglianza”. Da qui la richiesta del rito immediato, che dovrà essere convalidata dal gip  Ilaria De Magistris.

Prove a suo carico

Dopo l’aggressione di novembre, gli inquirenti hanno trovato numerose prove a carico di Cianci. L’ergastolano si era camuffato da operatore del San Raffaele, rubando vestiti, mascherina e anche un apparecchio per la misurazione della pressione. Materiale che gli era stato poi trovato addosso quando era stato fermato alla stazione di Gobba della metropolitana. Secondo quanto è stato ricostruito, l’uomo ha chiesto dei soldi a un anziano, che gli ha dato tutto ciò che aveva, poco meno di 10 euro. Una cifra che non lo avrebbe soddisfatto, tanto da indurlo a colpire con un taglierino alla gola il 79 e a rubargli il cellulare (anche questo trovato addosso a Cianci dopo l’aggressione).

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Bisogno di cimentarsi nel crimine

“Ha bisogno di cimentarsi  nei crimini e di  ostentare  la sua  dominanza criminale”, aveva scritto il gip nell’ordinanza cautelare.  In fase di interrogatorio, Cianci aveva anche chiesto al gip se sul luogo dell’aggressione ci fossero delle telecamere, prima di decidere di non rispondere alle domande.

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