Lacrime a Cassina de’ Pecchi. Sono stati celebrati questa mattina, sabato 14 dicembre, nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice i funerali di Matteo Savastano, di 14 anni.

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Lacrime a Cassina

La gente ha affollato la chiesa per dare l’ultimo straziante saluto a un ragazzino che aveva tanta voglia di vivere e di giocare a pallone e che è stato vinto da un male terribile. C’erano la mamma, Laura, il papà, Luca, il fratellino, Marco, i nonni, i parenti, gli insegnanti, gli ex compagni di scuola e soprattutto i ragazzi dell’Asd Cassina calcio, la squadra dove militava, con i loro dirigenti e allenatori. La maggior parte di loro indossava appositamente la tuta rosso e verde. C’era anche la sindaca, Elisa Balconi, con alcuni assessori e consiglieri.

La funzione

La celebrazione eucaristica è stata officiata da don Fabio Curti, il responsabile della pastorale giovanile, e concelebrata dagli altri sacerdoti della comunità pastorale. Don Fabio ha pronunciato una lunghissima omelia, densa di ricordi, di spunti di riflessione e di preghiera, durante la quale ha dovuto fermarsi più volte per la forte emozione.

“Se n’è andato in un giorno in cui nevicava”

Il sacerdote ha ricordato come Matteo sia nato il 21 febbraio 2005. Era un giorno freddo e nevicava, proprio come venerdì, quando nella notte è partito per il suo lungo viaggio. “Non mi ero reso conto che era un segnale che apriva alla vita – ha detto – Se pensiamo allo stupore dei bambini di fronte alla neve, al fatto di alzare la tapparella al mattino e vedere tutto bianco, allora possiamo capire”.

“In Paradiso potrò giocare a calcio?”

Don Fabio ha raccontato anche dei suoi incontri con Matteo, soprattutto negli ultimi mesi quando la malattia avanzava inesorabile e lui ne era consapevole: “Un giorno mi ha chiesto: Don, ma quando sarò in Paradiso potrò giocare ancora a calcio? La risposta è sì, ce lo ha detto Gesù. Il Paradiso è anche quello”. Così ha parlato anche di quando il feretro è stato portato nella cappellina dell’oratorio, dove era stata allestita la camera ardente: “Tu, Laura, mi ha detto: Finalmente è tornato nel suo oratorio, dove voleva tanto tornare a giocare”.

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Il saluto della mamma

Le parole del religioso hanno fatto scendere le lacrime ai tantissimi presenti. Successivamente ha chiamato tutti i ragazzi del 2005 sull’altare per la recita del Padre nostro, come ad abbracciare il loro compagno e ad accompagnarlo in Cielo. Al termine un insegnante è salito all’altare per leggere un messaggio da parte dei docenti che lo hanno conosciuto, mentre il parroco, don Massimo Donghi, ha letto un pensiero della mamma.

“Hai fatto tu il miracolo”

“Abbiamo chiesto tanto a Dio il miracolo di vederti tornare a stare bene – erano le parole contenute nel testo – Ora ci rendiamo conto che il miracolo è quello che hai fatto tu. Ci hai incoraggiato, hai fatto tornare a pregare gente che si era allontanata da tempo nella fede, ci hai unito”.

L’ultimo saluto

La bara bianca, sulla quale erano state depositate la sciarpa della Juventus, la sua squadra del cuore, e del Cassina, è quindi uscita dalla chiesa accolta dalla folla, che si è stretta attorno alla famiglia. Un grandissimo e intenso abbraccio, dove il dolore sembrava contrastare con la festa delle luminarie natalizie, lo splendore della giornata di sole e la grande serenità che infonde il sorriso di Matteo nella foto esposta sul manifesto funebre.

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