“Una volta arrivata in Siria, si è immersa completamente nelle attività programmate per le donne”. E poi ancora, “L’impegno messo nell’accrescimento della sua formazione è tale che lei stessa diventa una maestra”. Così i giudici della Corte d’Appello di Milano ricostruiscono  la vita da combattente di Maria Giulia Sergio, l’inzaghese prima foreign fighter italiana, partita nel 2014 per la Siria e mai più tornata.

“Maria Giulia Sergio, maestra per le donne della Jihad”

L’inzaghese è stata condannata a nove anni di carcere per associazione con finalità di terrorismo internazionale in Appello. E nelle motivazioni la Corte ricostruisce la sua esperienza al servizio della Jihad. Convertita all’Islam quando era in Italia, dalla Siria aveva perpetrato opera di indottrinamento nei confronti dell’intera famiglia (padre, madre e sorella). Da lì,  via Skype, nel 2015 lanciò “un vero e proprio proclama del programma terroristico del cosiddetto ‘Stato islamico’, che dimostra la piena e completa partecipazione” della donna all’Isis, in cui “si è inserita per il concreto compimento di tutte le attività di supporto riservate alle donne ed anche oltre, nonché l’estrema pericolosità della sua azione”.

In Siria

Secondo la corte l’inzaghese era pronta a compiere anche azioni violente contro gli infedeli ed era pronta a morire per la causa.  La giovane, secondo le intercettazioni, era diventata talmente brava da insegnare il Corano alle altre donne. Una vera e propria “maestra”.

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La famiglia

Aveva convinto anche i famigliari a raggiungerla. Tutti e tre sono stati condannati. Il papà e la mamma sono poi deceduti, mentre la sorella Marianna è stata condannata a 5 anni e 4 mesi di reclusione.

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