Omicidio di Cascina Gatti: “Ventidue anni di carcere per l’assassino”. Il pm ha chiesto la condanna dello sfasciacarrozze Calogero Diana, per l’uccisione del colognese Federico Megna.

Omicidio Cascina Gatti: le richieste del pm

Ventidue anni di reclusione, senza attenuanti, alla luce anche dei numerosi precedenti penali dell’imputato: da lesioni personali, a resistenza a pubblico ufficiale, passando per maltrattamenti in famiglia e porto abusivo d’armi. Questa la richiesta di condanna formulata ieri, lunedì, dal pm Alessandro Pepè nei confronti del 58enne accusato dell’omicidio volontario di Megna, 48 anni, avvenuto a Cascina Gatti, in piazza della Chiesa, a Sesto San Giovanni, nel tardo pomeriggio del 21 giugno scorso. Diana venne arrestato poche ore dopo dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri. Nessuna attenuante per Diana. E nessuna richiesta di aggravamento della pena legata ai futili motivi per lo sfasciacarrozze, che è alla sbarra anche per lesioni aggravate e rissa: ferì, infatti, anche due fratelli, Pierluigi e Massimo Di Vito, 38 e 41 anni, di professione venditori ambulanti di frutta e verdura nei mercati, con lo stesso coltello che non venne mai ritrovato.  Per Pepè, Diana (che ha assistito a tutte le udienze del processo dalla cella di sicurezza del Tribunale di Monza) ha sferrato quelle coltellate per uccidere.

La difesa si appella alla legittima difesa

Di diverso avviso la difesa dell’imputato. L’avvocato Angelo Pagliarello ha infatti chiesto l’assoluzione del suo assistito per legittima difesa. Diana, secondo la ricostruzione fatta in Aula dal suo legale, avrebbe disarmato Megna, armato di coltello. I fendenti sarebbero stati inferti “a caso”, senza volontà di uccidere, ma di difendersi dall’aggressione di gruppo. Pagliarello, inoltre, ha chiesto al giudice della Corte d’Assise di Monza Giuseppe Airò di tenere in considerazione altre due possibili ipotesi di reato per il suo assistito: l’eccesso colposo di legittima difesa, o l’omicidio scaturito da rissa.

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