Il sindaco Maviglia lancia l’idea delle “Pietre di inciampo”.

Ricordo per i cassanesi deceduti nel 1943

Un ricordo dei deportati. Pietre di inciampo per i cassanesi morti ad Auschwitz. E’ l’idea lanciata dal sindaco Roberto Maviglia dopo che un concittadino che ora vive ad Amsterdam, Stefano Aresi, ha svolto un’interessante ricerca storica.
“Vorrei approfondirla, ricostruire la storia di queste persone, capire come il loro destino si sia incrociato con le vicende della nostra comunità”, ha detto il borgomastro.
Una storia cassanese dimenticata, quindi. “O forse rimossa dalla nostra memoria collettiva – ha proseguito Maviglia – E’ quella di dieci persone, tra cui un bambino di poco più di un anno, arrestate a Cassano nel novembre del 1943, e tutte deportate ad Auschwitz (otto con il convoglio partito dal binario 21 a Milano il 6 dicembre del 1943, e due con quello partito da Verona il 2 agosto del 1944). Nessuna è sopravvissuta alla Shoah. E c’è una undicesima persona uccisa a Cassano sempre nel novembre 1943”.

Deportata una famiglia

Il sindaco, al termine dello spettacolo per la Giornata della memoria al TeCa (Teatro Cassanese), ha illustrato quanto scoperto. “Queste persone probabilmente erano una famiglia, i Luisada Morais, scappata da Milano e rifugiatasi a Cassano nella speranza di sfuggire alle retate dei tedeschi aiutati dai fascisti italiani – ha spiegato Maviglia – Mi piacerebbe capire e ricordare cosa è successo quel novembre del 1943 in città e mi piacerebbe che riuscissimo a individuare la loro ultima abitazione”.