Lo hanno trovato morto domenica mattina nella sua abitazione a Limito. Aveva solo 21 anni. I giovani di Pioltello si sono stretti intorno alla famiglia di Francesco Lavore, in arte “Para”.

Trovato morto in casa

Sabato sera doveva uscire con gli amici, ma la pioggia ha fatto saltare i piani di tutti. Quando si sono risvegliati la triste notizia: Francesco non c’era più. Lacrime di rabbia e di dolore nei cuori dei “ragazzi della piazza”, la famiglia adottiva di Para. Le sere felici le aveva trascorse lì con loro, in piazza Don Milani, chiacchierando, bevendo, alle volte facendo cavolate.

Preso a schiaffi dalla vita

I suoi occhi azzurri e i capelli biondi non li scorda nessuno, così come la sua andatura, lo “spilungone”, come lo chiamavano gli amici. Eppure per tanti era solo un fantasma, un ragazzaccio. In pochi si erano accorti dei demoni che vivevano dentro di lui, delle ombre che piano a piano lo hanno strangolato. “Un ragazzo di talento, buono, sempre pronto a dare agli altri anche se non aveva niente”, così lo ricordano gli amici di Limito. Un giovane che ha dovuto confrontarsi subito con una vita dura, alle volte persino cattiva, che ha finito per avere la meglio su di lui.

Il rap era la sua passione

Aveva una grande passione, la musica. Insieme agli amici aveva fondato nel 2015 una band, gli Statu Squad, con cui aveva inciso diverse canzoni. Nei suoi testi emergeva quello che aveva dentro, la sua rabbia, ma anche i sogni.  Anche le maestre delle elementari ricordavano quel bambino con i capelli a caschetto. In uno dei suoi temi lo aveva scritto, “A scuola mi sono sentito felice, forte, vivo e spensierato”.

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In centinaia al suo funerale

Oggi, venerdì, un centinaio di ragazzi ha voluto dargli l’ultimo saluto durante il funerale nella chiesa di San Giorgio a Limito. Dall’altare il parroco don Marco Taglioretti ha toccato gli animi dei presenti. “Nelle sue canzoni diceva: ho un brutto presagio, sono qui solo di passaggio – ha spiegato il prete – Questo non vuol dire che ora che non c’è più non abbia lasciato un segnale in ognuno di noi”.

Al termine del funerale gli amici hanno letto una lettera di addio, lo stesso hanno fatto le sue insegnanti. E insieme alle lacrime, alle preghiere, ai saluti si è alzata la canzone che i suoi “fratelli” del gruppo hanno scritto per lui. Per dargli l’ultimo addio.

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