Truffe on line: in mattinata l’operazione “doppio click” ha portato all’arresto di 4 persone e al sequestro di beni per 1,5 milioni di euro. 150 finanzieri impegnati in diverse province italiane.

Truffe on line

Ieri i finanzieri del Comando provinciale di Cremona hanno arrestato 4 persone per associazione a delinquere finalizzata alle truffe on-line, frode fiscale, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. Sono stati, inoltre, sequestrati beni per 1,5 milioni di euro.

Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Cremona sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, hanno consentito di disarticolare un sodalizio criminale che attraverso siti di vendite on-line è riuscito a truffare migliaia di ignari clienti.

Le attività, hanno visto impegnati oltre 150 finanzieri nelle province di Torino, Brescia, Milano, Piacenza, Genova, Mantova, Parma e Verona.

Quattro arresti

In carcere sono finiti l’imprenditore cremonese Marco Melega, 47 anni, il suo uomo di fiducia Cristiano Visigalli, 49 anni, anch’egli di Cremona, e il commercialista milanese Luca Vitiello, 54 anni. Ai domiciliari, invece, Gabriella Albricci, di origini cremonesi ma residente a Sabbioneta. Diverse inoltre le persone indagate.

Le indagini

Le indagini, scaturite dalle decine di querele presentate dai clienti truffati hanno consentito di individuare un sodalizio criminale, radicato a Cremona, che, avvalendosi di diversi prestanome e società “cartiere” ha realizzato un meccanismo fraudolento finalizzato a riciclare a proprio vantaggio le provviste illecitamente accumulate attraverso diverse migliaia di truffe on-line.

Il modus operandi

Le fasi che caratterizzavano il disegno criminale prevedevano la costituzione di società (intestate a prestanomi) che, pubblicizzate su emittenti televisive e radiofoniche di rilievo nazionale, vendevano attraverso siti di e-commerce prodotti di vario genere (vini, buoni carburante, prodotti elettronici, etc.) a prezzi più che concorrenziali.

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Le vendite erano riservate a titolari di partita IVA e prevedevano un acquisto minimo non inferiore a 1.000 euro la metà del quale doveva essere versato tramite bonifico al momento dell’ordine e la restante parte al momento della spedizione. In realtà le società non erano in possesso di alcun prodotto destinato alla vendita e pertanto nulla veniva mai inviato nonostante le reiterate lamentele e querele per truffa presentate dagli ignari clienti (diverse centinaia). Dopo qualche tempo le società titolari dei siti di e-commerce venivano poste in liquidazione.

Il trasferimento del denaro

Le somme di denaro ricevute sui conti correnti delle società utilizzate per le truffe venivano poi trasferite ad altre società simulando il pagamento di operazioni in realtà mai effettuate e quindi, successivamente monetizzate, attraverso altri trasferimenti e/o sotto forma di stipendi, pagamenti di consulente, restituzioni di finanziamenti soci, anticipazioni di utili, tutti a favore degli organizzatori ed ispiratori del sodalizio criminale.

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