Nell’occhio del presunto autoritratto di Leonardo da Vinci c’è un volto femminile.  Il professor Francesco Fava ha incontrato i vertici della biblioteca reale e mostrato la sua scoperta.

Il professor Fava scopre un mistero Leonardesco

Quando questa estate aveva reso pubblica la sua scoperta, qualcuno aveva ironicamente sorriso, altri avevano storto il naso. In pochi credevano nella bontà e soprattutto nell’esclusività della sua rilevazione. Così ha deciso di presentarsi davanti a un ente nazionale come la Biblioteca reale di Torino per mostrare che in uno degli occhi del presunto autoritratto di Leonardo da Vinci, custodito gelosamente nel caveau dello storico edificio sabaudo, si nota il volto dormiente di una donna con in testa un cappuccio. Tanto di cappello al professor Francesco Fava, che ha notato questo particolare, e che da un anno e mezzo si è attivato per portare in città, in occasione delle celebrazioni per in cinquecentenario vinciano, la mostra Il Genio a Trezzo (sono esposti decine di modelli in scala 1:1 presi dagli schizzi sui Codici atlantici e non solo). Proprio durante lo studio di un libro d’arte dedicato alle sue opere, come avviene nelle grandi scoperte, mentre era chino sul presunto autoritratto di Leonardo, Fava ha casualmente notato che all’interno di un occhio è raffigurato il volto di una donna dormiente.

L’intervento della Biblioteca reale

“La Biblioteca reale di Torino, senza alcun supporto scientifico e senza il contributo di studiosi di arte rinascimentale e di Leonardo, non può avvallare quella che altro non è che la suggestione o comunque libera visione di un cittadino, per quanto ci compete, privo di qualunque titolo che dia valore scientifico alle sue sue opinioni”. Lo ha specificato Giuseppina Mussari, direttore della Biblioteca reale di Torino  a seguito dell’articolo pubblicato la scorsa settimana sulla Gazzetta dell’Adda dedicato alla visita del professor Francesco Fava nel prestigioso istituto nel quale è custodito il presunto autoritratto di Leonardo da Vinci. Un’opera dove lui stesso ha scorto in un occhio quello che a tutti gli effetti sembrerebbe un volto femminile incappucciato. “Come già fatto presente allo stesso professore, questa Biblioteca è un ente pubblico, deputato alla tutela e alla valorizzazione dei beni conservati, non ha alcuna possibilità, né volontà, di valutare libere opinioni sui beni da essa conservati di liberi cittadini, nella piena facoltà di dire ciò che pensano, ma non di attribuire false dichiarazioni a un ente pubblico”, ha concluso Mussari.

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La spiegazione di Fava

“Mi sembrava di aver spiegato fin da subito che l’ente non poteva ufficializzare la mia segnalazione – ha premesso il professore – Tant’e’, che la dottoressa al termine dell’incontro, mi suggeriva di coinvolgere personalmente uno storico dell’arte, qualora volessi procedere nelle indagini. Però, al di là di questo apetto, è innegabile che quel giorno in biblioteca le persone che erano con me a osservare il presunto autoritratto di Leonardo si siano effettivamente stupite e sorprese nel constatare che inclinando leggermente verso destra il dipinto si nota un particolare che finora mai nessuno aveva scorto”.

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