Taglio del nastro in pompa magna per il nuovo parco bioreattori del polo delle microalghe. L’istituto di ricerca zootecnica rivoltano sempre più centrale nello sviluppo di tecnologie innovative e progetti imprenditoriali basati sull’impiego di microalghe.

Nuovo parco bioreattori del polo delle microalghe

Polo delle microalgheUna giornata storica quella di oggi per l’istituto Lazzaro Spallanzani, fiore all’occhiello di Rivolta e del Cremasco.

Come ha detto il suo presidente Ettore Prandini:  “Il Polo delle Microalghe raggiunge un importante obiettivo con l’inaugurazione del ‘Parco Bioreattori’, diventando così il Centro di Sperimentazione in Regione Lombardia, aperto a collaborazioni nazionali ed internazionali, per lo sviluppo di tecnologie innovative e progetti imprenditoriali basati sull’impiego di microalghe. Le tecnologie microalgali rappresentano una risposta a esigenze specifiche del territorio in materia ambientale, una potenziale opportunità per integrazioni del reddito nel settore agricolo e lo sviluppo di mercati innovativi nel settore dell’economia circolare. Con questo Parco vogliamo così confermare l’impegno dell’Istituto a sostegno della ricerca per uno sviluppo sostenibile”.

Malanchini difende il settore agricolo a spada tratta

Ad accogliere i numerosi ospiti è stata la direttrice Marina Montedoro. Tra loro il sindaco Fabio Calvi, l’assessore regionale all’Agricoltura regionale Fabio Rolfi con il consigliere, fondatore del distretto agricolo della Bassa Bergamasca e territori limitrofi, Giovanni Malanchini, l’onorevole Claudia Gobbato, il presidente della Bcc Adda e Cremasco Giorgio Merigo, e alcuni esponenti del mondo agricolo e caseario del territorio, quali il “Caseificio del cigno” di Agnadello o il “Caseificio Invernizzi” di Pontirolo nuovo, nella Bassa Bergamasca. Tutti hanno voluto sottolineare l’importanza del Parco per il territorio e non solo, ma Malanchini non ha risparmiato anche una vena polemica.

“Questa è la risposta ai tanti diffusori di fake news sul mondo agricolo – ha detto – qualcuno dice che, a parte i nitrati, bisogna chiudere le stalle per ridurre le emissioni di Co2 in atmosfera: invece avanti con l’innovazione, diamo gli strumenti alle nostre aziende per fare azioni di sostenibilità, ma serve anche la sostenibilità economica. Non si può caricare anche questi costi su un settore che già ne ha per combattere una concorrenza sleale e aggressiva che viene dall’estero”.

Una realtà d’avanguardia

Il progetto coordinato dall’istituto Spallanzani e realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Milano Bicocca, il CREA-ZA di Lodi, la provincia di Cremona, l’ERSAF e la CCIAA di Cremona, è finanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito degli “Interventi Emblematici Maggiori” della Provincia di Cremona e cofinanziato da Regione Lombardia. Il Parco Bioreattori occupa all’interno dello Spallanzani un’area di circa 500 metri quadri completamente dedicata allo sviluppo di tecnologie microalgali, costituita da cinque diverse tipologie di bioreattori – Open Thin-Layer Cascade, Open Raceway Pond, Multilayer Horizontal and Vertical Tubular, Flat Panels e a colonna – un sistema di pretrattamento dei terreni di coltura e differenti metodi di raccolta della biomassa che sfruttano le più avanzate innovazioni per la produzione di microalghe. Alla struttura si affiancano poi quattro laboratori per la ricerca e l’ottimizzazione di metodologie per la crescita delle microalghe, la crioconservazione e le analisi genetiche alla base dell’identificazione dei ceppi algali.

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Perché le microalghe

Le microalghe rappresentano un vasto ed ubiquitario gruppo di microrganismi fototrofi ossigenici, fonte di una grande varietà di molecole bioattive di pregio che offrono l’opportunità di valorizzare la biomassa prodotta in differenti settori: dalla produzione sperimentale di bioplastiche, ai mangimi per il comparto zootecnico, ai fitostimolanti nel settore agricolo, all’estrazione di pigmenti e molecole di pregio da impiegare nel settore cosmetico. In questo senso, le ricerche promosse dal progetto puntano a sviluppare delle bioraffinerie: una biotecnologia sostenibile ed efficiente capace di fitodepurare reflui zootecnici e trasformare sottoprodotti caseari in prodotti di nuova origine, producendo una biomassa microalgale che andrà ad integrarsi funzionalmente alle altre filiere di vocazione locale.

“Il Parco Bioreattori sarà messo a disposizione delle imprese e della comunità scientifica per favorire l’impiego delle biotecnologie microalgali, promuovendo attività di ricerca, di sviluppo e di servizio – ha commentato Montedoro – Si aggiunge così un nuovo importante servizio a quelli che il Polo delle Microalghe già offre, mettendo a disposizione competenze ambientali, ingegneristiche, biologiche e genetiche ad enti, aziende e privati per servizi di progettazione, consulenza a supporto della coltivazione di microalghe. In questo modo il Polo delle Microalghe diventerà sempre di più un punto di riferimento e di incontro, anche per i giovani imprenditori che intendono attivarsi nei settori emergenti della bioeconomia promuovendo una produzione sostenibile”.

Convegno e visita

A illustrare a un folto pubblico il progetto sono stati la dottoressa Katia Parati insieme al professor Fabrizio Adani, attraverso delle slide. Con una sintesi molto chiara si sono messi in evidenza gli scopi e l’utilità del progetto nel campo della riduzione dei nitrati, un problema con cui l’agricoltura lombarda fa i conti da tempo. In seguito è stata condotta una visita guidata ai bioreattori.

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