Oggi, lunedì 18 febbraio 2019, si scrive una pagina storica e per certi versi innovativa della politica italiana. Il Movimento 5 stelle chiama i suoi attivisti a esprimersi sul caso Diciotti e a decidere se mandare a processo il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Si vota dalle 10 alle 19 sulla piattaforma web Rousseau, ma non mancano le polemiche.

Caso Diciotti, il M5s vota su Rousseau

La vicenda è oramai arcinota. Martedì 19 febbraio 2019, la Giunta per le autorizzazioni sarà chiamata a decidere se il ritardo dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti sia stato deciso “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”.

La vicenda

L’episodio è riepilogato dagli stessi grillini sul blog delle stelle

 Ricordiamo brevemente i fatti. Tra il 20 e 25 agosto scorso, mentre 137 migranti si trovavano sulla Diciotti, ovviamente con assistenza sanitaria e alimentare, il Ministro degli Esteri e il Presidente del Consiglio Conte stavano sentendo i leader degli altri paesi europei affinché ognuno accogliesse la propria quota di migranti. Questo accordo doveva essere raggiunto prima dello sbarco perché, altrimenti, sarebbero dovuti rimanere tutti in Italia. E questo a causa del Regolamento di Dublino, che impone che il primo Paese di approdo debba farsi carico di tutti i migranti che arrivano in Europa. Il ministro dell’interno Salvini, d’accordo con il Ministro dei Trasporti Toninelli, il Vice Presidente del Consiglio Di Maio e con il Presidente Conte, negò quindi lo sbarco fino a che l’accordo non fosse stato raggiunto. Per questa vicenda il Tribunale dei Ministri di Catania ha deciso di inquisire il Ministro dell’interno perché ha considerato il ritardo dello sbarco dalla nave un sequestro di persona e ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere. Su questo si deve esprimere con un voto prima la Giunta per le autorizzazioni a procedere e poi l’Assemblea del Senato. In pratica, se il Parlamento nega l’autorizzazione a procedere, sta affermando che il Ministro ha agito per interesse pubblico o interesse dello Stato, e che quindi non sarà processato. Nel caso invece venga data l’autorizzazione, il Ministro dell’interno andrà a processo.

“Diverso dall’immunità”

Per i pentastellati è un discorso differente dalla tanto criticata immunità parlamentare.

 Questo quindi non è il solito voto sull’immunità dei parlamentari. Di quei casi si occupa l’articolo 68 della Costituzione, e su quelli il MoVimento 5 Stelle è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità, niente insindacabilità. Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali. Noi mandammo a processo i nostri portavoce Paola Taverna e Mario Giarrusso e entrambi votarono per farsi processare. Questo è un caso diverso: stiamo parlando infatti dell’articolo 96 della Costituzione. Nello specifico questo è un caso senza precedenti perché mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al Parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell’esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale (tangenti, truffa, appalti, etc): in questo caso non ci porremmo neppure il problema e lo spediremmo in tribunale. Quindi ora siamo chiamati a decidere.

Il quesito

Ecco il quesito posto dai grillini agli attivisti

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Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?
– Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere
– No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere

Le polemiche

Non mancano le polemiche, anche sullo stesso blog. C’è chi contesta il quesito in sé, definito ingannevole (per non processare Salvini bisogna votare “sì”, per mandarlo a processo “no”) e chi richiama il Movimento alle origini e a non tradire la propria natura per aiutare l’alleato di Governo. C’è anche chi invita a “distinguersi dalla Lega” e a fare attenzione a Salvini, “che ci sta cannibalizzando”. Altri, invece, propendono per il fronte comune con il Carroccio. Insomma, si presenta un voto davvero incerto.

Anche Grillo perplesso

Tra i perplessi c’è anche Beppe Grillo, che ha usato l’arma dell’ironia per commentare la situazione. Il “guru” del Movimento Grillo cita dal romanzo “Comma 22” dell’americano Joseph Heller il noto paradosso della regola per cui “chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”. E fa riferimento al mito greco di Procuste, brigante che stirava le sue vittime su un letto e tagliava le parti del corpo sporgenti.

Le parole di Salvini

Il leader leghista, intanto, si dice tranquillo. Ieri sera, domenica, su La7, ha dichiarato: “Chiedere alla base non è scaricare responsabilità. In più ha rassicurato gli alleati, affermando che “l’eventuale processo non mi farà cambiare idea, come vada vada”.

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