Inceneritori Lombardia (nella foto l’impianto di Silea a Valmadrera, Lecco): proprio mentre il premier Conte cerca di stemperare i toni (“Il governo lavora a una soluzione condivisa e senza polemiche. L’obiettivo è sempre la tutela della salute e del territorio”), anche nella nostra regione approda di riflesso il dibattito sulla querelle nazionale.

Come la cabina telefonica a gettoni… o no?

A livello nazionale gli inceneritori sono il tema del momento e anche all’interno del Governo ci sono posizioni discordanti in particolare tra i due vicepremier Matteo Salvini (che vorrebbe realizzarne di nuovi: “La Campania è l’unica regione che ci perde e non ci guadagna“) e Luigi Di Maio (che punta a ridurli: “Sono come la cabina telefonica col telefono a gettoni: qualcuno può essere anche ancora affascinato dal vintage ma sempre vintage rimane“). Ma anche nella nostra regione il dibattito monta e mentre i 5 Stelle fanno pressing sulle sezioni territoriali del Carroccio (“Sui territori la Lega si schiera contro gli inceneritori, ma in Regione invece stanno cercando di far arenare ogni decisione) la Giunta Fontana si schiera apertamente contro la linea Di Maio.

Inceneritori Lombardia: “bacchetta magica” spezzata

“Il modello proposto da Di Maio sembra essere quello improponibile della bacchetta magica che fa sparire i rifiuti. Il nostro modello non può essere nemmeno quello di altre regioni, in particolare quelle del sud, che non hanno impianti di trattamento rifiuti, continuano a stoccarli e poi cercano di mandarli nelle altre Regioni o all’estero”.

Lo ha detto l’assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, intervenendo sul tema dei termovalorizzatori.

I numeri da Palazzo Lombardia

Sul territorio lombardo sono presenti 13 termovalorizzatori e, ogni anno, vengono prodotti 4,6 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, 17 milioni rifiuti speciali e 12 milioni di rifiuti da costruzione/demolizione. Sono 400.000 le tonnellate di rifiuti che arrivano al di fuori dal territorio regionale.

“Soltanto di rifiuti solidi urbani, ogni lombardo produce mezza tonnellata a testa ogni anno. Questa imponente massa di rifiuti deve essere gestita. Il modello lombardo è virtuoso – ha sottolineato Cattaneo – perché non manda a incenerire il rifiuto tal quale, ma ciò che resta a valle della raccolta differenziata, del riciclo e del riuso. Il nostro modello è un esempio per tutto il Paese”.

In Lombardia la raccolta differenziata è in media al 61% e 2,8 milioni di tonnellate sono i rifiuti solidi urbani che vengono avviati al recupero, al riciclo e al riutilizzo, compresa la frazione organica (umido) che viene trasformata in compost per essere utilizzata in agricoltura. Resta però una frazione decadente, cioè quella che non può essere riutilizzata, è solo questa che, anziché andare in discarica, va ai termovalorizzatori per produrre energia e calore.

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“No soluzione unica, ma alternativa”

In tutta la Lombardia 1,1 milioni tonnellate di rifiuti solidi urbani va ad incenerimento (ovvero meno del 25% del totale dei rifiuti solidi urbani) insieme a 1 milione di tonnellate di rifiuti speciali.

“In Lombardia – ha aggiunto Cattaneo – non abbiamo gli inceneritori come soluzione unica, ma come alternativa per completare un quadro di gestione dei rifiuti. Meglio i termovalorizzatori che il deposito in discarica”.

Guardando i dati complessivi a fronte di una produzione tra rifiuti urbani e speciali di circa 22 milioni di tonnellate, i termovalorizzatori lombardi ne smaltiscono 2,2 milioni, cioè circa il 10%.

“Dei 13 impianti lombardi che sono complessivamente autorizzati per 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti è possibile – ha concluso Cattaneo – che alcuni impianti piccoli, che sono ben al di sotto della soglia di utilizzazione di 100.000 tonnellate all’anno, più vecchi e più risalenti possano essere dismessi nei prossimi anni a venire senza compromettere il sistema. Ciò non inficerà il modello lombardo, anzi ne conferma la sua esemplarità virtuosa. Dunque, i termovalorizzatori, utilizzati a completamento di un sistema con controlli ogni ora per tutto l’anno in tempo reale, sono certamente meno dannosi per l’ambiente e la salute dell’unica alternativa rappresentata dalla discarica”.

Esempio emblematico lecchese

“La Lega, che a parole sul territorio si è sempre dichiarata contro, sta sposando la linea dell’asse Pd-Forza Italia nel tentativo di attuare ad ogni costo il progetto del teleriscaldamento, ancora prima di ricevere i dati”.

Sono ad esempio le parole di Raffaele Erba, consigliere regionale del M5S Lombardia a proposito dell’inceneritore di Valmadrera, vicino a Lecco, per il quale si parla da tempo di un progetto di riconversione che grazie al teleriscaldamento potrebbe portare calore in un’area che comprende più Comuni, capoluogo compreso.

Lecco insomma emblema di un dibattito controverso, e infatti a Erba risponde il senatore leghista lecchese Paolo Arrigoni su Facebook:

“Inceneritori: in Lombardia ci sono 13 termovalorizzatori che producono energia, e questo permette alti livelli di raccolta differenziata e l’economia circolare. Chi rimane indietro, chi dice sempre e solo dei no provoca roghi tossici e malattie. È un dato di fatto!”.

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