La conferenza si è svolta questa mattina all’interno dell’hotel dei Cavalieri in piazza Missori, a Milano. A parlare di lavoro e famiglia sono stati alcuni politici candidati al Parlamento europeo e dei tecnici di Regione Lombardia e Sardegna.

Il moderatore

A introdurre i diversi interventi susseguitisi nel corso dell’evento è stato l’avvocato Giuseppe Giannì: “Chiunque abbia letto la Costituzione conosce l’importanza del lavoro in essa – ha esordito – I padri costituenti hanno voluto un’accezione più ampia possibile del lavoro, comprendendo qualsiasi apporto in termini di pensiero e volontariato che possa concorrere all’elevazione della nostra società. I lavoratori devono però essere messi in una condizione di concorrere allo sviluppo della vita sociale ed economica del paese, e devono avere diritto a una retribuzione, che non deve essere minima, ma commisurata alla possibilità di avere un’esistenza libera e dignitosa. Oggi c’è enorme preoccupazione su questo tema, con alto tasso di disoccupazione e retribuzioni troppo basse, tantissimi disoccupati che sfuggono anche alle statistiche e non cercano lavoro perché non ritengono d’avere capacità adeguate”.

Gli interventi politici

I primi ad intervenire sugli argomenti introdotti da Giannì sono stati i politici Lara Comi e Mauro Parolini, candidati alle europee tra le fila del PPE: “Dobbiamo trovare un equilibrio tra l’attività lavorativa e quella familiare – ha esordito Comi – Il PPE si basa su principi cattolici e cristiani, sulla fratellanza e la concretezza. Partendo dai nostri valori, cerchiamo di semplificare e concretizzare le varie iniziative. Il problema della scuola italiana oggi è che è troppo lontana dal mondo del lavoro”.
“Oggi siamo davanti a una società liquida, con persone sempre più sole e rapporti sempre meno solidi – le ha fatto eco invece Parolini – Il reddito di cittadinanza non è sbagliato per il principio da cui parte, ma perché è un’iniziativa che spinge a non lavorare. Quei soldi andrebbero usati per incrementare la maternità, usiamo quei soldi per aiutare le famiglie numerose o chi ha in casa anziani malati. Un’Europa che valorizza le differenze e le fa convergere, questa è l’Europa che voglio e per cui mi sono candidato”.

Lara Comi.

Il modello sardo

Dopo i brevi interventi politici è stato il momento del confronto tra i tecnici: il primo ad esporre il modello attuato in Sardegna è stato il direttore generale dell’Aspal Massimo Temussi: “La Sardegna è l’unica regione con una riforma del lavoro approvata due anni fa all’unanimità, che ha portato l’anno scorso un -9% sulla disoccupazione giovanile e miglioramenti anche nella disoccupazione femminile – ha illustrato Temussi – Non è vero che non c’è lavoro, il problema è che c’è inadeguatezza nel capire cosa serve al mondo del lavoro. Il mondo del lavoro, oggi, è globale, e dobbiamo capire che i fondi che prendiamo per gli incentivi sul lavoro sono europei: ci sono vincoli per andare a prenderli, e bisogna conoscerli. Il reddito di cittadinanza non è una politica attiva: la politica passiva costa di più e paghiamo le persone per stare a casa”.
“Al giorno d’oggi si cerca di dire che chi lavora una manciata d’ore a settimana è un lavoratore, e questo consente ai tecnici del mercato del lavoro di dire che i numeri sono tornati agli standard pre-crisi, ma non è così – ha dichiarato invece il consigliere regionale sardo Stefano Tunis – Al nostro sistema economico mancano 4 cose: l’elemento manageriale, le dimensioni delle grandi aziende, la digitalizzazione del nostro sistema produttivo e c’è carenza di investimenti nella energia dei talenti. Bisogna concentrare risorse affinché le aziende siano portate a investire, e la famiglia è il luogo in grado di affrontare queste quattro sfide”.

Leggi anche:  Pizzul (Pd): "Sostegno alle imprese che investono sui giovani"

Il modello lombardo

Ad illustrare il modello applicato negli ultimi anni da Regione Lombardia è stata invece Daniela Reho, consigliera di Zona 8 e vicepresidente della Commissione Commercio, Verde e Politiche Giovanili: “Regione Lombardia dal 2007 ha investito sulla formazione dei ragazzi attraverso l’alternanza tra studio e lavoro, fino ad arrivare all’alternanza scuola-lavoro di cui si sente molto parlare – ha dichiarato – Attraverso questo strumento riusciamo a formare ragazzini che saranno i futuri lavoratori. Investiamo sul capitolo di bilancio della formazione professionale 240 milioni di euro l’anno. L’alternanza scuola-lavoro fa sì che l’80% dei ragazzi venga assunto prima che finisca il proprio percorso scolastico, e questo vuol dire che i nostri ragazzi non passano nemmeno nei centri per l’impiego, perché trovano lavoro ancor prima di finire il proprio percorso di studi. Non si può più pensare che una laurea sia l’unico strumento degno di una persona, perché la formazione professionale porta ad alte professionalità spendibili sul mercato”.

Daniela Reho durante la sua esposizione.

Le conclusioni

A chiudere la conferenza sono stati gli interventi del presidente di Confartigianato di Monza e Brianza, Gianni Barzaghi, che ha ribadito l’importanza di una formazione professionale dei giovani che sia però condotta non da insegnanti, ma da professionisti, e dell’onorevole Paolo Affronti, che ha sottolineato la preparazione dei relatori e fatto i propri complimenti sostenendo le candidature dei politici Udc per le europee.
A tracciare un bilancio della conferenza, dopo qualche intervento anche dal pubblico, è stato ancora l’avvocato Giannì: “Le riflessioni che possiamo fare sono tantissime, è difficile costruirne un ricamo ordinato – ha esordito – Penso che si debbano distinguere nazionalismo, che va difeso, e sovranismo. Probabilmente c’è bisogno di fare un passo indietro sulle politiche neoliberiste, perché lo Stato non si può sostituire alla famiglia e non può stabilire la retribuzione dei lavoratori, se non fissandone dei limiti. Credo che oggi si sia affrontato il tema con estrema competenza, e spero che si continui a farlo in questo modo”.

Uno degli organizzatori, Domenico Zambelli.

TORNA ALLA HOME.