“Una campagna disseminata di sexy shop, spa, uffici e residenze”. E’ questo lo scenario che Legambiente Lombardia immagina con l’approvazione, in calendario per oggi in Consiglio regionale, della legge per la Rigenerazione urbana e territoriale, che promette tra l’altro di facilitare la riconversione e il recupero delle cascine lombarde oggi abbandonate (sono tantissime, circa 30mila quelle censite, leggi QUI).

“Meglio riqualificare che consumare suolo”

Secondo Legambiente Lombardia la ratio della legge è condivisibile: “Sempre meglio riqualificare aree urbane abbandonate, piuttosto che consumare nuovo suolo per realizzare nuovi quartieri e insediamenti” spiega. “Ovviamente c’è una controindicazione: ridurre la fiscalità edilizia, che farà felici i costruttori, certo non darà beneficio alle casse dei Comuni, sempre carenti delle risorse necessarie a migliorare lo spazio e i servizi delle città” continua l’associazione.

“Ma non si  potranno sindacare i capricci degli operatori”

Ma il punto più contestato è proprio quello sulle cascine abbandonate. La nuova legge semplifica enormemente le procedure per recuperarle, consentendo di restaurarle anche in deroga al Pgt. Le uniche destinazioni d’uso non concesse sono per centri commerciali e industrie. Secondo Legambiente, servivano invece maglie più strette.

“Sono migliaia le cascine in mezzo ai campi o su colli e versanti montani che potranno essere convertiti a qualsiasi altra funzione, senza limiti di volume, anzi con facoltà di incremento delle superfici (fino al 20%), e anche senza una valutazione della compatibilità tra il nuovo uso urbanistico e la struttura rurale e aziendale del territorio agricolo, a parte l’esclusione di grandi centri commerciali e industrie. E, paradossalmente, anche per il riuso degli edifici agricoli è previsto lo sconto fiscale: ma sono proprio i complessi urbanistici isolati e distanti dai centri urbani quelli che richiedono maggiori costi per la dotazione di standard e servizi”.

“Così si mettono comuni e province con le spalle al muro – continua Damiano Di Simine, coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia – Si potrà fare qualsiasi trasformazione di immobili agricoli, infischiandosene dei Piani di Governo del Territorio e perfino dei Piani Territoriali Provinciali: nessuna disciplina potrà sindacare i capricci di operatori che intendessero trasformare un nucleo cascinale in un centro massaggi, o in un complesso residenziale di pregio, o in una sede di uffici. Si tratta di una norma del tutto ingiustificata e da rivedere in modo sostanziale”.