Violi lancia la sfida a Maroni.

5Stelle la corsa in Regione

Dario Violi è stato nominato candidato governatore della Regione Lombardia per il Movimento 5 Stelle dopo aver vinto le “Regionarie” online con 793 voti. Nato a Lovere nel 1985, vive a Bergamo con la moglie Laura e i figli Gregorio e Anna, rispettivamente di tre anni e di appena quattro mesi, e nel 2013 è stato eletto in Consiglio regionale.

Intervista

Qual è il suo obiettivo?
«Il fatto che sia una sfida dura lo sappiamo. Però è anche questo il bello. Partiamo da una base solida e in tre mesi poi può succedere di tutto».
Anche di vincere?
«Giochiamo per vincere, sì. È ovvio che partiamo indietro e sappiamo anche che a noi danno meno spazio e visibilità, però siamo gli unici che oggi hanno già un programma pronto».
Gli altri stanno ancora discutendo di alleanze.
«Noi ci approcciamo in maniera completamente differente. Contano i fatti».
Tipo?
«Maroni ha inceppato una macchina che, con tutti i suoi limiti, funzionava. Doveva dare discontinuità e invece la sua Giunta è stata falcidiata da inchieste e arresti. Gori, invece, viene dal berlusconismo e se Maroni è l’eterno amico di Berlusconi, Gori ne è il figlioccio. Le due o tre cose che ha detto finora del suo programma sono molto vicine al modello formigoniano che Maroni ha portato avanti».
Il vero cambio di passo, quindi, sarebbe lei?
«Un lombardo deve chiedersi: mi è andato bene quello che è stato fatto fino adesso? Se vuole cambiare vota noi».
Ma la Lombardia è una delle poche Regioni d’Italia che funziona. Perché dovremmo volere un netto cambio di direzione?
«A parte che quando le cose vanno bene, io sono abituato a guardare più in alto. Se il termine di paragone è la Calabria, allora ok, sto qua e aspetto. Ma se guardo ai quattro motori d’Europa, noi siamo quelli che arrancano. Io direi che le cose in Lombardia vanno bene nonostante la politica e non per merito della politica».
Parlate molto, ad esempio, di sanità pubblica. Non pensa che sia un po’ fuori dalla storia pensare di fare tutto senza i privati?
«L’apertura ai privati, in ambito sanitario, era stata spinta soprattutto per abbattere i tempi delle liste d’attesa. Invece i tempi sono in crescita. Qualcosa non va. Siamo partiti aprendo un pochino ai privati per farci dare una mano, ma il privato s’è preso gran parte delle risorse lasciando i problemi».
Una più forte presenza pubblica la vorrebbe solo per la sanità?
«Assolutamente no. Vale anche per le scuole o per i centri per l’impiego. Non sto dicendo che il privato è cattivo e il pubblico è buono, ma un’istituzione pubblica deve rivestire il ruolo di buon regolatore».
Berlusconi dice che non avete esperienza. Perché un cittadino dovrebbe fidarsi di voi?
«Purtroppo a volte si prendono a modello casi singoli. Ogni tanto qualcuno fa un errore, ma abbiamo centocinquanta parlamentari, più di cento consiglieri regionali e una cinquantina di sindaci. E tra questi vi posso assicurare che ci sono tante persone preparate, che abbassano la testa e lavorano duro. Se fossimo davvero incompetenti, non avremmo mai intuito un bisogno del Paese trasformandolo in una proposta come il reddito di cittadinanza».
La posizione sulla “vecchia” politica è chiara, ma non ci ha detto perché dovremmo votare lei o Di Maio.
«Perché abbiamo un programma costruito negli anni incontrando persone. Non elettori, persone. Votereste una squadra, non un singolo».
Quanto pensa di spendere per la campagna elettorale?
«Credo che con centomila euro si possa fare».
Un vostro tema forte resta la guerra agli sprechi. Dove tagliereste in Lombardia?
«Vogliamo intervenire sugli stipendi. Già Monti ha fatto qualcosa: il mio primo stipendio da consigliere regionale fu di oltre sedicimila euro netti. Oggi prendo circa ottomila euro».
Di questi, voi consiglieri Cinque Stelle, che percentuale restituite?
«In cinque anni, in nove abbiamo restituito 1,5 milioni di euro. Si parla del quaranta per cento circa, da cui sono esclusi rimborsi spese e spese vive».