La seconda puntata di una rubrica mensile a cura del dottor Fabio Colombelli,  dentista di Treviglio. Ogni mese, un quesito sanitario sulla salute della bocca e dei denti, cui risponde l’esperto e titolare degli studi dentistici di Peschiera Borromeo e di Casirate.

“Ho paura di perdere i miei denti: come posso evitare questo rischio?”

Domanda posta da V.M. (49 anni)

I problemi di salute del parodonto, cioè dell’insieme dei tessuti di sostegno del dente (gengiva, mucosa alveolare, osso alveolare); possono determinare la compromissione del sostegno osseo degli elementi dentari, che possono così cadere.
Il punto di partenza è una infiammazione gengivale superficiale, detta gengivite, che si manifesta trascurando l’igiene orale quotidiana; i sintomi sono principalmente un “fastidio” più o meno intenso che si associa a lieve sanguinamento quando le gengive vengono stimolate. Una gengivite di questo tipo si risolve spontaneamente in un paio di giorni di corretto uso di spazzolino e dentifricio, eventualmente integrato con adeguato collutorio.
Se si sottovaluta, l’infiammazione tende a progredire verso i tessuti gengivali più profondi, creando tasche gengivali, zone in cui la gengiva infiammata non si “attacca” più correttamente al dente. Il dolore aumenta di intensità e frequenza e le gengive iniziano a sanguinare anche spontaneamente; può insorgere anche alitosi.
Quando l’infiammazione delle gengive diviene profonda e arriva all’osso alveolare le tasche diventano osteogengivali, perché ad essere compromesso è anche l’osso alveolare: si inizia a parlare di malattia parodontale o parodontite (detta comunemente “piorrea”) che cronicizzando causa la perdita dei denti per perdita del supporto osseo che li sostiene nella mandibola.
Tale patologia si presenta come affezione complessa che crea danni ai tessuti del parodonto sia per azione diretta dei batteri, che per le reazioni infiammatorie che insorgono proprio in difesa dai batteri; ovvero, rappresenta il risultato dell’interazione tra fattori di aggregazione batterica, difese dell’ospite e fattori di rischio (fumo, patologie del sistema immunitario, scompensi metabolici, disbiosi, etc.). Esiste anche un fattore ereditario del problema, ma questo fattore genetico non è determinante per l’insorgenza della malattia se l’igiene orale domiciliare è corretta.
Non esiste un farmaco risolutivo ma una complessa strategia terapeutica dove i migliori risultati si ottengono dall’integrazione tra le pratiche odontoiatriche clinico-chirurgiche di miglioramento dei fattori locali (placca, tartaro, condizioni anatomiche sfavorevoli) ed un approccio olistico volto all’aumento della resistenza dei tessuti a tali fattori locali.
Fondamentali per evitare di perdere i propri denti sono quindi: una buona igiene orale domiciliare, non sottovalutare i primi sintomi (dolore e sanguinamento) e recarsi dal proprio dentista per controlli periodici.

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La prima puntata: Correggere i denti storti, fino a che età?

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