Quest’estate Genovaitė Želnienė compirà 70 anni. “Dai, coraggio, provaci. Che ti costa? Un’altra settimana e poi se non ti piace torni a casa”. Laura Želnytė non ci voleva andare a quella sessione di allenamenti, quand’era bambina. Erano i primi anni 2000. Ci andò lo stesso, e non poteva certo saperlo ma quei sette giorni le avrebbero cambiato la vita. Perché da quel momento non ha più smesso di giocare a basket, e se oggi, con la maglia di Carosello Carugate, è la quarta miglior rimbalzista della serie A2 e si trova nella top ten per valutazione nel girone Nord, lo deve anche e soprattutto a lei. A Genovaitė, la nonna con cui vive da sempre e da cui torna ogni estate a Panevėžys, la sua città, nel cuore della Lituania, a quasi 2000 km di distanza da Milano. Fu lei, assieme al nonno, a convincerla che giocare a pallacanestro in fondo non era poi così male. E quando Laura torna in quella casa, con il giardino pieno di fiori e di alberi dove la nonna cucina e stende il bucato, spesso ripensa proprio a quei momenti dell’infanzia, complice la presenza di un canestro da cortile, perché quello non può certo mancare. Ecco, forse la posizione non è proprio il massimo, perché basta un tiro sul ferro e la palla rischia di schiacciare le aiuole e di far saltare in aria le stoviglie. “Poi non mi cresce più niente! E fate un po’ di attenzione santo cielo!”. La nonna se la prende sempre un po’. “But I’m a good shooter, and also my father… He’s not bad”. Tranquilli, sono una brava tiratrice, e lo è anche mio papà. Insomma, Laura alla fine la fa sempre franca e tutto sommato il giardino non subisce mai grossi danni.

Padre contro figlia

D’altronde le sfide in famiglia, sempre d’estate, sono frequenti. Laura Zelnyte contro Gintaras Želnys, figlia contro padre, la campionessa di pallacanestro del presente contro il campione di pallamano del passato e che oggi è diventato il primo tifoso di chi, puntualmente, lo straccia nelle gare di tiro con il canestro di casa. Questo come detto, avviene nei mesi estivi, quando fa caldo. D’inverno poi si imbianca tutto e le sfide si interrompono. Fa freddo, si sta in casa. E in questo caso nonna Genovaitė non ha bisogno di richiamare la nipote: Laura ama il basket ma non è mica stupida. Con le temperature che ci sono fuori in Lituania meglio starsene al caldo. Magari nella stanza dove sono appesi tutti i suoi trofei, i gagliardetti delle squadre dove ha militato, le fotografie e le medaglie. C’è un’intera parete dedicata alle sue vittorie. Anzi, dedicata a nonno Juozas, scomparso ne 2013. Il primo tifoso di Laura era lui. Ed è stato lui a convincerla che il basket poteva essere la sua strada. Perché Laura, fondamentalmente era una bambina pigra.

Non ho voglia di fare nulla

Dopo scuola voleva solo andarsene a casa. E basta: “Ho provato a disegnare ma non ero capace. Poi ho iniziato pianoforte, per sei mesi. Bleah. Boring. Just sitting down and playing!”. Che noia star seduti e suonare. Molto meglio fare… Un bel niente! Voglio stare tranquilla, diceva ai genitori: “No figlia mia. Devi fare qualcosa. Scegli”. Un giorno papà Gintaras legge per caso che un allenatore di basket è in cerca di ragazze nate nel 1994. “Prova, dai”. Ci va, Laura. Secondo voi, dopo il primo allenamento, cambia idea? Macché! “Ok, basta, ho provato. Fatemi tornare a casa”. Subentra il nonno che le fa una promessa: una settimana di allenamenti e riceverai un regalo. La nipotina mugugna ma accetta. Dopo una settimana è sempre la stessa storia: “Non mi piace”. Dai fanne un’altra, insistono il nonno e la nonna: “Solo una e poi vediamo”. Ci va, Laura, ma lo fa solo per lui, per Juozas. Giocare le riesce facile. Sembra un maschio per come si muove e come tratta la palla. E così continua. Alla seconda settimana si aggiunge la terza. Poi la quarta, la quinta. Da quel giorno, Laura aveva 8 anni, fino a oggi, che ne ha 23, non si fermerà più.

Pasta, carne e… ketchup

In Italia vive ormai da tre mesi, e ci sta bene. Certo, la cultura e la tradizione nostrana è meravigliosa per molti, ma non per tutti. Nel senso che se volete invitarla fuori, ecco: non proponetele il caffè. Perché non le piace. Espresso o americano che sia. “Lo bevo solo quando lavoro, in estate nel mio paese mi alzo alle 6 e lavoro 12 ore al giorno in un negozio per la casa. Just to keep open my eyes”. In buona sostanza lo beve giusto per tenere gli occhi aperti quando torna a Panevėžys e si guadagna qualche soldo impiegata in una ditta tipo Ikea, giusto per dipendere il meno possibile dai genitori. Niente caffè, dunque, ma nemmeno la pasta. Cosa cosa cosa? Ma sì dai, mica è così buona come dicono tutti. Gelo: “Per me non è tanto differente da come la mangiamo noi in Lituania. Anzi, io sì che la faccio buona. Faccio il ragù, metto la carne con il ketchup ed è buonissima”. Laura divide la casa con la compagna di squadra Giulia Gombac, friulana e ragazza di buon senso, essendo il capitano di Carugate. Le avrà senz’altro fatto capire che la pasta con il ketchup… “All’inizio sì. Ma poi ha assaggiato il piatto e ha fatto anche il bis”. Della serie: “In your face Cracco”.

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Aploclypse zombie

Pasta così così, caffè niente, insomma: al ristorante potrebbe esserci qualche problema ma al cinema le idee sono molto chiare: viva gli zombie. Sissignori. Il genere preferito di Laura è quello dell’orrore. “Al buio non è che mi senta così al sicuro. Ma mi sto sforzando, sono adulta, ho 23 anni, cosa c’è da avere paura”. Sul computer ha 25 film scaricati (non fatelo voi a casa!). Venti dei quali parlano di vampiri, morti viventi, apocalisse e case infestate. “Io sono Leggenda è uno dei miei preferiti. E poi le serie, da Walking Dead a The Vampire Diaries”. Sarà che la Lituania non è così distante dalla Romania e dalla Transilvania. Sarà che dalla Romania quest’estate l’avevano anche chiamata per offrirle un contratto. Ma le condizioni economiche proposte da Carosello erano nettamente migliori: “Non ho avuto dubbi. Per sei anni ho giocato sempre nella stessa squadra nella città di Kaunas. Era tempo per me di cambiare paese, provare un’esperienza nuova”. Non è che fosse così convinta in realtà. E se trovo una squadra in cui sanno l’inglese meglio di me? E se non capisco niente? E se mi viene nostalgia di casa?

Pianoforte e polpettone

Ancora una volta, ecco nonna Genovaitė: “Non fare i capricci dai. Vacci. Mica firmi il patto con il diavolo (o con gli zombie?). Se stai male torni qua e ti preparo subito un bel cepelinai”. Cepelinai? Specialità della casa: una sorta di polpettone di patate ripieno di carne e ricoperto da cipolla croccante. D’altronde i paesi dell’est erano poveri e in Lituania, come detto, fa freddo. E pazienza se per Laura la nonna sognava un futuro da pianista. Mani grandi, un bell’orecchio allenato e recettivo dal punto di vista musicale. Sentirla suonare la faceva star bene. Il problema è che a stare male davanti a quei tasti era la nipotina. Molto meglio giocare a basket. E quando Genovaitė andava a vederla, spesso si copriva gli occhi. “Basta un contatto e ti fai male! Fai attenzione!”. Come quando Laura è atterrata sul piede di un’avversaria dopo un rimbalzo. Che male. Ginocchio, legamenti. Tutto rotto. Gesso e poi tutor. “Il gesso però è durato poco, mi dava fastidio e dopo 4 giorni me lo sono tolto. Tre settimane dopo ero di nuovo sul parquet, senza ansie né paure”. Già, quando gioca si sente libera e leggera, con la mente sgombra, sempre. La tensione? Tutta nel prepartita: “Mal di pancia, mal di schiena, mal di testa. Un’ora prima di ogni partita sto malissimo. Poi dopo la palla a due mi rilasso e mi riprendo”.

“Eccomi coach”. “Wow”

Starebbe ancora meglio se potesse giocare anche da ala forte, il numero quattro è il suo ruolo preferito. Perché a lei piace ricevere palla fronte a canestro, sfidare l’avversaria 1 vs 1, tirare da tre. Ma la sua altezza, oltre un metro e 90, le impone di stare al centro. “Ma sì, io faccio quel che mi dice il coach. Non c’è mica problema. Lui mi concede tanta libertà, qui sto molto bene. L’importante è prendere rimbalzi”. Sono quasi 12 a gara, e ha un massimo di 19 in una singola partita. Ne cattura parecchi insomma, d’altronde in Serie A2 è tra le più alte nel ruolo mentre in Lituania, donne di questa altezza ce ne sono all’ordine del giorno. Laura era già 1.80 all’età di 15 anni. Quando uscì dalla macchina per partecipare a un raduno, l’allenatore se ne uscì a sua volta con un “Wow!”. Che poi probabilmente è la stessa cosa che pensa la gente quando la incontra al supermercato. O in palestra, dove Laura va ogni mattina prima del pranzo. E forse chissà, è anche quello che le capita di gridare quando per rilassarsi, prima degli allenamenti, guarda un episodio di Walking Dead quando uno dei protagonisti finisce ucciso.

La montagna nel cuore

Come detto, Laura divide il suo appartamento con Giulia Gombac. Si erano già conosciute, diversi anni fa. Durante un Europeo Under 16 svoltosi in Grecia. Laura Zelnyte Mvp e Lituania campione d’Europa. Macché! “Perdemmo tutte le partite, giocammo contro Italia e Svezia (ahia). E tra le azzurre c’era anche Giulia”. Spedizione fallimentare, ma l’anno successivo firma per la squadra di Kaunas e ci rimane sei anni. Gira il mondo, continua a giocare diversi campionati mondiali ed europei giovanili con la nazionale, ma poi torna sempre a casa. Fino all’ultima stagione. “Dopo 15 anni qui, i miei familiari mi hanno spinto a iniziare una buona carriera europea. E così a Carugate non ho potuto dire di no”. La famiglia la sostiene, sempre. Papà e nonna in primis. Poi c’è la sorella, 20 anni, nata dalla relazione tra il padre e la sua compagna. Il fratello più piccolo 13 anni, nato dalla mamma e dal compagno: “All’inizio ha provato a giocare a calcio, ha continuato con il Judo. Ora gioca solo al computer”. Genitori separati, sissignori. Ma dal dna importante. La madre ha giocato per un decennio a volley, il padre, come detto, ha smesso pochi anni fa con la pallamano. Ora tocca a Laura. E all’Italia, con le sue incredibil montagne. Già: “Che belle che sono. In Lituania ci sono solo campi. Quest’estate nel precampionato abbiamo girato la Lombardia, non ne avevo mai viste così. Le vostre montagne mi hanno lasciato senza fiato”. Finalmente l’abbiamo trovata, una cosa che le piace del nostro paese. Ma in fondo, la sua avventura in Italia è appena cominciata.